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13 agosto 2007

MateseFriendFestival www.primapaginamolise.it

®    wwww.primapaginamolise.it



Daniele Silvestri, Riserva Moac, Sud Sound System...


Chiusura alla grande per il Matese Friend Festival con gli ultimi due concerti di stasera. A salire sul main stage dello stadio comunale di Bojano i Sud Sound System, formazione salentina tra le più annoverate nel genere hip hop. Il primo successo della band risale al 1996 con "Comu Na Petra" Nel corso degli anni vengono registrati diversi cd tutti improntati sulla contaminazione del dialetto con sonorità giamaicane come il reggae. La vera ribalta giunge nel 2005 quando Adriano Celentano chiama il gruppo ad esibirsi in "Rockpolitik", trasmissione tv che registra milioni di ascolti. Il momento è propizio anche perché in concomitanza esce il cd "Acqua pe sta terra" che riscuote un ottimo successo.

L'apertura del concerto è stata affidata a Krikka Reggae..

Con il concerto dei Sud Sound System va a chiudersi un'edizione davvero fortunata del Matese Friend Festival che ha trovato una nuova "casa" e che si propone anche per il futuro come uno degli eventi musicali più importanti non solo della regione ma di tutt'Italia.
Prova ne è che artisti del calibro di Daniele Silvestri o gli stessi Sud Sound System hanno voluto rimanere il più a lungo possibile ai piedi del Matese "regalando" ai fans concerti di assoluta unicità anche in condizioni meteo non sempre agevoli. Particolarmente apprezzata la serata che ha visto alternarsi sul palco Nidi d'Arac e Riserva Moac che hanno presentato anche alcuni brani del nuovo disco proprio nella loro città davanti ad oltre 2000 spettatori entusiasti delle note sprigionate dal palco allestito nello stadio di Bojano



2 agosto 2007

www.primapaginamolise.it



26 luglio 2007

www.primapaginamolise.i

E' nato www.primapaginamolise.it

 

E' da oggi è on line www.primapaginamolise.it Il nuovo quotidiano di informazione tutto molisano.

Primapaginamolise.it è un occhio multimediale puntato 24 ore al giorno sull'attualità e sulle persone che vivono e operano in questo angolo d'Italia, capace di interagire con la comunità del web e di informare continuamente sul Molise. Notizie, foto, audio e filmati, grafica accattivante e facile da leggere, secondo la filosofia del web 2.0, per essere sempre aggiornati sulla nostra regione, gratuitamente, da casa, dall'ufficio, dal lavoro, in qualsiasi ora del giorno, da qualsiasi parte del pianeta.

Un giornale on line innovativo nella grafica e nelle potenzialità del suo sito, pensato e realizzato per i molisani del Molise e per i tantissimi corregionali che vivono lontani, in Italia o all'estero, e che s'informano sulle vicende locali attraverso Internet.   

Visitaci! Ti lasceremo senza parole. Mai senza notizie!!

www.primapaginamolise.it

 

 

Redazione:  – fax 0874- 1860135






5 giugno 2007


http://s3.gladiatus.it/game/c.php?uid=17687




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2 giugno 2006

IL DECALOGO DELLA RIFORMA COSTITUZIONALE


I
Viene ridotto il numero dei parlamentari: da 950 a 773, con significativo risparmio per le finanze pubbliche.

II
Saranno i cittadini, e non più i palazzi della politica, a scegliere maggioranza parlamentare, coalizione di governo e primo Ministro: è il premierato.

III
Non più due Camere identiche, l'una doppione dell'altra. Ora il Senato sarà federale ed avrà una sua funzione specifica: rappresentare le esigenze delle Regioni. La Camera si occuperà di quelle dello Stato.

IV
Semplificato il procedimento legislativo. Non più lunghi e ripetuti passaggi di testi fra le due Camere, ma ciascuna Camera approverà le leggi nelle materie di propria competenza. Il risultato sarà la riduzione dei tempi e dei costi per le casse pubbliche.

V
La legge dovrà stabilire limiti al cumulo delle indennità parlamentari con altre entrate.

VI
I regolamenti parlamentari dovranno tutelare i diritti delle opposizioni: ora questo non è previsto.

VII
L’ordinamento evolve in senso federale, come sta avvenendo in molti Stati moderni: viene riequilibrato il riparto delle competenze tra Stato e Regioni per garantire migliori servizi ai cittadini, senza compromettere l’unità del Paese. Alle Regioni vengono devolute particolari funzioni in materia di istruzione, sanità e polizia locale. Tutte avranno le stesse opportunità, senza penalizzazioni per alcune aree rispetto ad altre e senza la differenziazione tra le Regioni, prevista dalla riforma del 2001. Si avrà quindi un federalismo equo, solidale ed equilibrato.

VIII
Tutte le leggi regionali dovranno rispettare il criterio dell'interesse nazionale, non più previsto a seguito della riforma del 2001.

IX
Sulle modifiche alla Costituzione sarà sempre possibile chiamare i cittadini ad esprimersi, mentre ora ciò non avviene se tali modifiche sono state approvate dalle Camere con la maggioranza dei due terzi.

X
Aumentano le garanzie per i comuni e le province, gli enti più vicini ai cittadini: potranno ricorrere alla Corte costituzionale in caso di lesione delle proprie competenze.




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2 giugno 2006


Angelo Panebianco
 

"Per decidere come comportarsi nel referendum costituzionale del 25 giugno credo si debbano immaginare gli scenari che discenderebbero, rispettivamente, da una vittoria del sì e da una vittoria del no. Pensiamo a che cosa accadrebbe se vincesse il sì. Le parti più importanti della riforma entrerebbero in vigore solo neI 2011.   Ci sarebbe il tempo per intervenire sugli aspetti più insoddisfacenti del testo: in particolare, per modificare composizione e prerogative del Senato (così come è congegnato è il principale punto debole della riforma). Si noti che molti esponenti del centrodestra si sono dichiarati consapevoli della necessità di apportare modifiche su questo e altri punti. In caso di vittoria del sì, si aprirebbe dunque lo spazio (con cinque anni di tempo per raggiungere un accordo) per una trattativa fra centrosinistra e centrodestra al fine di migliorare il testo. Una volta fatto ciò avremo finalmente la riforma costituzionale vanamente inseguita per un quarto di secolo.

Avremo un nuovo ordinamento caratterizzato da un premier forte, dalla fine del bicameralismo perfetto (due Camere con uguali poteri, causa di tante inefficienze), una drastica riduzione del numero dei parlamentari e una correzione abbastanza ragionevole (per lo più, in senso centralista) della pessima devolution (la riforma del titolo V) voluta dal centrosinistra nel 2001.
Immaginiamo ora che cosa accadrebbe se prevalesse il no. Accadrebbe che la Costituzione tornerebbe ad essere immodificabile per parecchi decenni a venire. È il vero punto debole del manifesto dei ¬riformatori per il no», lanciato da due costituzionalisti di cui chi scrive ha grande stima, Augusto Barbera e Stefano Ceccanti. Molte idee contenute nel manifesto, sia sui gravi difetti della Costituzione vigente sia su quelli del testo varato dal centrodestra, sono, almeno per chi scrive, condivisibili. Ciò che non è condivisibile è la conclusione, la tesi secondo cui, in caso di vittoria del no, ci sarebbe ancora lo spazio per riprendere a breve termine la strada della riforma costituzionale.
Non e così. Per almeno tre ragioni. In primo luogo, perché, come dimostrano gli argomenti usati dai promotori del referendum, è tuttora molto forte in questo Paese l’area dei conservatori costituzionali ad oltranza, persone che (legittimamente) ritengono la Costituzione vigente la migliore delle Costituzioni possibili e che, per difenderla, non hanno neppure esitato a rispolverare l’ideologia resistenziale (sembra, ad esempio, che per costoro il premierato sia una specie di tradimento dei valori resistenziali, l’apertura delle porte al fascismo, eccetera). In caso di vittoria del no, essi si appellerebbero legittimamente al responso degli italiani per bloccare ogni nuova ipotesi di riforma.

La seconda ragione e che nella maggioranza di centrosinistra ci sono molti gruppi contrarissimi al premierato e questi gruppi farebbero valere il ruolo ehe svolgono ai fini della stabilità del governo per bloccare nuovi tentativi di riforma. Da ultimo, non sarebbe più possibile nè togliere al Senato il potere di conferire la fiducia al governo nè ridurre il numero dei parlamentari. I senatori, e i parlamentari in genere, lo impedirebbero. Se queste misure sono passate con la riforma del centrodestra ciò è accaduto per una specie di miracolo, probabilmente perche molti parlamentari del centrodestra non credevano in cuor loro che la riforma sarebbe davvero andata in porto. E’ difficile che i miracoli si ripetano due volte.Due parole, infine, sulla devolution. Premesso che chi scrive trova comunque insoddisfacente qualunque intervento in questo campo che eluda gli aspetti fiscali, resta che, se si confrontano i due testi, il titolo V riformato dal centrosinistra oggi in vigore e il testo della riforma, si scopre che la devolution 1 (la riforma del centrosinistra) è assai più confusa e pasticciata della devolution 2 (quella del centrodestra). Quest’ultima, per lo meno, definisce meglio le competenze esclusive delle Regioni e ricentralizza (reintroducendo il principio dell’interesse nazionale) materie che, insensatamente, il centrosinistra aveva attribuito alla competenza congiunta di Regioni e Stato. Per queste ragioni, chi scrive voterà sì."




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18 maggio 2006

IL TITANIC DI PRODI È PRONTO A SALPARE.

 

 

 


Per adesso è ancora ormeggiato a piazza SS. Apostoli, ma nonostante le previsioni di burrasca prenderà il largo entro la settimana. A bordo sono già saliti con un leggero bagaglio quasi tutti i ministri, i 50 sottosegretari, la ciurma dell'Unione, lo staff degli ufficiali e le cuoche. In tutto circa 650 passeggeri, meno dei 2.200 che nel 1912 partirono da Southampton per il tragico viaggio inaugurale.

Sulla banchina c'è una piccola folla di scettici; si intravedono le sagome di Ferruccio De Bortoli, Mario Monti, Luchino di Montezemolo. Più indietro, oltre le transenne, il solito gruppo di facinorosi guidato da un uomo con la bandana, innalza cartelli anticomunisti.
Il più felice sul ponte è il comandante, un Professore nato a Scandiano nel 1939 che ha voluto accanto a sé la moglie Flavia (esperta timoniera) e i 70 parenti dell'Emilia. Intorno al Professore si assiepano gli ufficiali: Angelo Rovati, Giulio Santagata, Claudio Costamagna, Alessandro Ovi, Silvio Sircana (il modello che avrebbe fatto impazzire il pittore El Greco) e Ricky Levi vestito per assurdo da esploratore. Non mancano i rappresentanti delle merchant bank internazionali, gli stessi che salirono a bordo del Britannia il 2 giugno del 1992 per aprire l'epoca delle privatizzazioni.

Nel salone liberty le fisarmoniche del dopolavoro di Sassuolo hanno già preso a suonare "Bella Ciao", mentre dalle cucine arrivano i profumi delle lasagne e della mortadella. E' toccato alle cuoche (Annuzza La Rosa, Daniela Vergara, Susanna Petruni, Irene Pivetti) preparare le delizie bolognesi e adesso appaiono prostate per la fatica.
Ma non è ancora tempo di cazzare la randa. Il mare fuori è forza 8 (34-50 nodi di riforme da fare). Il Titanic beccheggia e la ciurma dell'Unione, alla quale si sono aggiunti Harry Potter Follini e Bruno Tabacci, butta palate di carbone dentro le caldaie.
A prua si vedono due figure. Non sono abbracciate come nel film del '97 di James Cameron. Uno si chiama Cicciobello, alto e pensieroso tiene tra le mani il capolavoro dello scrittore Bruce Chatwin "Che ci faccio qui?".
L'altro ha le braccia spalancate, le narici che fiutano il vento, l'occhio esperto del navigatore. Si chiama Massimo e il suo sguardo corvino è in grado di vedere nella nebbia di SS. Apostoli qualsiasi pericolo.
Se per caso il Titanic dovesse affondare contro un iceberg il suo Ego si salverà. Come sempre




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11 marzo 2006

Candidati Unione!

Rosa Calipari, vedova di Nicola;
Olga D’Antona, vedova di Massimo;
Haidi Giuliani, madre di quel Carlo che rimase ucciso nel tentativo di assassinare un carabiniere;
Anna Maria Carloni, compagna di Antonio Bassolino;
Marco Pecoraro Scanio, fratello di Alfonso;
Anna Serafini, moglie di Piero Fassino.

 Rita Borsellino (Ds),
Maria Falcone (Verdi),
Maura Cossutta (Pdci),
Nando Dalla Chiesa (Margherita)
Sandra Lonardo Mastella (Udeur)




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11 marzo 2006

Per l'occidente forza di civiltà!

http://www.perloccidente.it/



L'Occidente è in crisi. Attaccato dall'esterno dal fondamentalismo e dal terrorismo islamico, non è capace di rispondere alla sfida. Minato dall'interno da una crisi morale e spirituale, non trova il coraggio per reagire. Ci sentiamo colpevoli del nostro benessere, proviamo vergogna delle nostre tradizioni, consideriamo il terrorismo come una reazione ai nostri errori. Il terrorismo, invece, è un'aggressione diretta alla nostra civiltà e all'umanità intera.
L'Europa è ferma. Continua a perdere natalità, competitività, unità di azione sulla scena internazionale. Nasconde e nega la propria identità e così fallisce nel tentativo di darsi una Costituzione legittimata dai cittadini. Determina una frattura con gli Stati Uniti e fa dell'antiamericanismo una bandiera.
Le nostre tradizioni sono messe in discussione. Il laicismo o il progressismo rinnegano i costumi millenari della nostra storia. Si sviliscono così i valori della vita, della persona, del matrimonio, della famiglia. Si predica l'uguale valore di tutte le culture. Si lascia senza guida e senza regola l'integrazione degli immigrati.
Come ha detto Benedetto XVI, oggi "l'Occidente non ama più se stesso". Per superare questa crisi abbiamo bisogno di più impegno e di più coraggio sui temi della nostra civiltà.

l'Occidente

Noi siamo impegnati a riaffermare il valore della civiltà occidentale come fonte di princìpi universali e irrinunciabili, contrastando, in nome di una comune tradizione storica e culturale, ogni tentativo di costruire un'Europa alternativa o contrapposta agli Stati Uniti.

l'Europa

Siamo impegnati a rifondare un nuovo europeismo che ritrovi nell'ispirazione dei padri fondatori dell'unità europea la sua vera identità e la forza di parlare al cuore dei suoi cittadini.

la sicurezza

Siamo impegnati a fronteggiare ovunque il terrorismo, considerandolo come un crimine contro l'umanità, a privarlo di ogni giustificazione o sostegno, a isolare tutte le organizzazioni che attentano alla vita dei civili, a contrastare ogni predicatore di odio. Siamo impegnati a fornire pieno sostegno ai soldati e alle forze dell'ordine che tutelano la nostra sicurezza, sul fronte interno così come all'estero.

l'integrazione

Siamo impegnati a promuovere l'integrazione degli immigrati in nome della condivisione dei valori e dei princìpi della nostra Costituzione, senza più accettare che il diritto delle comunità prevalga su quello degli individui che le compongono.

la vita

Siamo impegnati a sostenere il diritto alla vita, dal concepimento alla morte naturale; a considerare il nascituro come "qualcuno", titolare di diritti che devono essere bilanciati con altri, e mai come "qualcosa" facilmente sacrificabile per fini diversi.

la sussidiarietà

Siamo impegnati a sostenere il principio "tanta libertà quanta è possibile, tanto Stato quanto è necessario". Con ciò si esalta il primato cristiano e liberale della persona e dei corpi intermedi della società civile e si concepisce il potere politico come un aiuto e uno strumento per la libera iniziativa di individui, famiglie, associazioni, compagnie, volontariato.

la famiglia

Siamo impegnati ad affermare il valore della famiglia quale società naturale fondata sul matrimonio, da tenere protetta e distinta da qualsiasi altra forma di unione o legame.

la libertà

Siamo impegnati a diffondere la libertà e la democrazia quali valori universali validi ovunque, tanto in Occidente quanto in Oriente, a Nord come a Sud. Non è al prezzo della schiavitù di molti che possono vivere i privilegi di pochi.

la religione

Siamo impegnati a riconfermare la distinzione fra Stato e Chiesa, senza cedere al tentativo laicista di relegare la dimensione religiosa solamente nella sfera del privato.

l'educazione

Siamo impegnati a difendere e promuovere la libertà di educazione senza negare la funzione pubblica dell'istruzione. Intendiamo realizzare la piena equiparazione della scuola non statale con la scuola statale, applicando anche in questo campo il principio generale di sussidiarietà.

l'Italia

Siamo impegnati a rendere la nostra Patria ancora più autorevole. A esaltare i valori del conservatorismo liberale, affinché la crescita delle libertà pubbliche e individuali vada di pari passo con il mantenimento delle nostre tradizioni. Non può essere né libero né rispettato chi dimentica le proprie radici.




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10 marzo 2006

SE IL DIRETTORE SCRIVESSE: SCELGO IL CENTRODESTRA

 - Mario Giordano, Il Giornale, 9/3/2006



"Milano, 8 marzo 2007. Ore 9. L'annuncio del direttore, Paolo Mieli, che il Corriere della Sera sarà schierato con il centrodestra alle prossime elezioni, ha scatenato il finimondo. A Milano la circolazione è bloccata da ore: i tipografi hanno occupato via Solferino al grido di ‘Giù le mani dal Corrierone’. I giornalisti hanno proclamato uno sciopero a oltranza. Nel comunicato sindacale si ricorda la storica imparzialità del quotidiano: ‘È un patrimonio della Nazione e che non può essere in nessun modo svenduto a una fazione politica’.  Poi un messaggio a Mieli: ‘Questa è un'altra storia». A commento un'ironica vignetta di Giannelli che mostra Berlusconi entrare in sala Albertini chiedendo: ¬Ma davvero Demetrio ha giocato anche per voi?’. Prima reazione di Enzo Biagi: ¬La Repubblica è in pericolo». Risponde Ezio Mauro: ‘No, il Paese è in pericolo, La Repubblica sta benone’. Replica di Enzo Biagi: ‘Allora mi potete fare un contratto di collaborazione?’. Selva di microfoni davanti a Ettore Mo che domanda: ‘Ma parlare dell'inquinamento del rio Yangtzi è di destra o di sinistra? ’ . Il comitato di redazione s'incatena al portone e proclama lo sciopero della fame: ‘Sempre meglio che mangiare la sbobba della destra’, dice uno striscione. Duro intervento del vicedirettore Di Vico: ‘Siamo passati al centrodestra ed è subito cominciata la riduzione dei consumi’.


Roma, 8 marzo 2007. Ore 12. I sindacati sono entrati in sciopero. Grande manifestazione a piazza San Giovanni: trecentomila secondo la questura, tre milioni secondo gli organizzatori. Un solo striscione: ‘Giù le mani dalla testata’. Appena sentono parlare di testate si affacciano i no gobal che sfasciano alcune edicole al grido di ‘scribacchini servi del potere’ e ‘Mieli fascista sei il primo della lista’. Organizzato un convegno dal titolo: ‘Meglio l'olio di ricino o il Mieli?’. Il popolo dei fax organizza una raccolta di firme. Le femministe proclamano l'8 marzo giornata mondiale della mimosa appassita. Distribuiti volantini dal suggestivo titolo: ‘Più mesta che festa, tutti i giornalisti come Nesta’. Segue dibattito se Nesta è preso a simbolo dei difensori (accezione positiva) o dei dipendenti di Berlusconi (accezione negativa).  Roma, 8 marzo 2007. Ore 14. Gli altri quotidiani escono in edizione straordinaria. L'Unità è listata a lutto: ‘Il futuro è nero», titola a caratteri cubitali. L'editoriale è di Furio Colombo: 'Non ci resta che andare in montagna a combattere: io scelgo Saint Moritz’. Giorgio Bocca scrive un veemente articolo in prima pagina: ‘Mi dicono che il Corriere della Sera ora è di Berlusconi. Ma perché non lo era già?’, si chiede. L'Economist titola 'Two Unifits', in copertina le foto di Mieli e Berlusconi insieme.  Giungono notizie dei primi rifugiati all'estero: Beppe Severgnini a Londra, Umberto Eco ad Alessandria (d'Egitto), Nanni Moretti in Australia ("almeno lì ci sono caimani originali"). L'unico felice è Marco Travaglio: guarda caso aveva pronto un istant book. Sempre lo stesso, ma gli ha cambiato il titolo: ‘Da Starace a Storace, breve storia dell'informazione di regime’. Sta vendendo benissimo. Milano, 8 marzo 2007, ore 16. Poco fa nuovo appello dei giornalisti del Corriere: ‘Siamo sopravvissuti al fascismo, alla P2, alla rubrica di Alberoni e alla noia degli articoli di Ronchey. Riusciremo a sopportare questa svolta?’. Giovanni Sartori scrive una lunga lettera aperta: ‘Proporzionale nelle urne, sproporzionati nelle redazioni’, dove si sostiene che per un giornale scegliere il centrodestra significa, di fatto, legittimare Goebbels. Selva di dichiarazioni di tutti i politici del centrosinistra. Diliberto: ‘Sulle tastiere si stendono mani insanguinate’. Caruso: ‘Cercasi redattore disperato uso kamikaze.  Astenersi perditempo’. Qualcuno cerca di dare fuoco al palazzo di via Solferino. Sui muri lasciata una scritta: ‘Corriere rosso di sera, bel tempo di spera’. Roma, 8 marzo 2007. Ore 18. Durante la registrazione di Porta a porta, clamorosa confessione di Mieli: ‘Il Corriere si schiera col centrodestra? È stato un refuso, un errore tipografico. Io avevo scritto: il Corriere si schiera, come sempre, con il centrosinistra. Lo avevamo già fatto l'anno scorso’. Immediato respiro di sollievo in tutta Italia,  sospesi gli scioperi, rientrano le proteste. La situazione torna alla calma. Fioccano i primi commenti: ‘L'indipendenza del giornale non è più a rischio, scelta equilibrata, succede in tutto il mondo, che c'è da preoccuparsi?’. Finita la registrazione il direttore comincia a scrivere il suo editoriale per il giorno successivo: ‘Noi e la libertà di stampa, un'Unione fortissima’. Applausi in tutto il Paese. "




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10 marzo 2006

Le gaffes di Prodi, una per una

Romano Prodi aveva detto: illustrerò una proposta dell'Unione a settimana. Per tre settimane ha tenuto fede all'impegno. La prima ha tirato fuori il taglio del cuneo fiscale; la seconda, le rendite catastali e l'Ici; la terza il bonus bebè. Poi, ha smesso. Motivo? In tre settimane ha accumulato un punto di debito pubblico (fra taglio del cuneo fiscale e bonus bebè) ed una patrimoniale sulla casa.

Seppure consigliato a cambiare strategia, l'uomo è testardo. Così, ha cercato di riparare agli errori fatti. Ma ha peggiorato la sua situazione, soprattutto agli occhi di quella fetta di elettorato - verosimilmente di classe media - ancora indecisi su quale schieramento votare.

La sua testardaggine è stata tale da costringere il quartier generale dell'Unione a correggerlo pubblicamente. A partire dall'aliquota sulle rendite catastali. Prodi ha annunciato che vuole portare la tassa sul risparmio al 20%. Immediatamente, ieri, la Borsa ha reagito negativamente alla sua proposta, scendendo oltre la media delle borse europee. Ed a quel punto il suo ufficio stampa è intervenuto per dire che l'aliquota si sarebbe applicata solo ai grandi capitali; senza, però, indicare un tetto di valutazione quando un capitale è grande o piccolo.

E' paradossale. Nel programma dell'Unione c'è scritto che si vogliono far arrivare maggiori capitali esteri in Italia, poi si alzano le tasse su quegli stessi capitali. Che, ovviamente, cercheranno lidi dove l'investimento finanziario viene tassato meno.

Analoga gaffe di Prodi, con relativa correzione, è arrivata sulla tassa di successione. Nel programma c'è scritto che verrà ripristinata, con l'esclusione dei piccoli capitali. E la quota di "piccoli capitali" - secondo l'Unione - è 500 mila euro. E' sufficiente acquistare qualunque giornale di compravendite immobiliari per scoprire che 500 mila euro è il valore di un medio immobile di una grande città. Un immobile frutto di anni di sacrificio da parte dei genitori, sui quali i figli dovranno pagare la tassa di successione una volta che i genitori non ci saranno più.

La sensazione è che l'intero programma dell'Unione, frutto di tanto lavoro da parte di economisti, sociologi, diplomatici, è finito nel secchio.

E non poteva essere altrimenti. Tant'è che l'unica proposta ben accolta dall'establishment è quella non scritta: il taglio del cuneo fiscale. Mentre c'è scritto nero su bianco del ripristino della scala mobile. Ma l'argomento non è stato ancora tirato fuori da Prodi; solo da Rizzo, dei Comunisti italiani.




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10 marzo 2006

Programma Unione!

Il programma dell'Unione per le elezioni politiche del 9 aprile si articola su 281 pagine. Eccone la sintesi.

Considerazioni generali

  • Il programma dell'Unione paralizzerà il Paese: gli interventi previsti nella Pubblica amministrazione e nei rapporti fra governo centrale ed enti locali sono tali da rendere impossibile la gestione di un paese industrializzato.
  • E' un programma fondato sulla crescita del debito: la finanza pubblica sarà impostata sui saldi di bilancio, non sui tetti di spesa. Rincorsa fra spese e tasse.
  • E' un programma "contro": le imprese, la finanza, il commercio.
  • E' un programma "global" e "no global" contemporaneamente.
  • E' un programma con la testa all'indietro. Abbandona il mercato e punta sulla programmazione in ogni settore dello Stato. Come nell'Urss. Dall'economia allo sport.
  • E' un programma verticistico (anche se strizza l'occhio all'elettorato della Lega, con l'introduzione di un ampio federalismo fiscale).
  • E' un programma anti occidentale.
  • (e contro il capitalismo nazionale: banche e imprese, su tutti).

Fisco

Il programma prevede una pioggia di tasse locali, in linea con una presunta maggiore autonomia impositiva degli enti locali.

  • A partire dall'Ici, con l'aumento delle rendite catastali.
  • Previsto l'aumento sulle rendite finanziarie (capital gains tassati al 20%).
  • Introduzione della tassa di successione.
  • Ma anche della Tobin tax (la tassa sulle transazioni finanziarie mondiali) per finanziare la ricerca sull'Aids (lo stesso Tobin ha disconosciuto la sua idea).
  • Sul capitolo del fisco europeo viene rilanciata l'idea di creare una base imponibile comune (orientamento già allo studio, fin dalla presidenza olandese).
  • Ma poi propone la riduzione delle aliquote Iva sul turismo: soluzione improponibile a livello europeo (Chirac da anni chiede la riduzione dell'Iva sui ristoranti francesi e viene bloccato ogni volta).
  • Lo sconto fiscale previsto alle badanti finanziato da nuove tasse.
  • Il programma poi suggerisce di eliminare l'Irpef sui bassi redditi: misura già prevista dalla riforma fiscale (ma per l'Unione anche un reddito di 70-80 mila euro è basso).
  • L'Unione propone la riforma degli assegni familiari, con la loro estensione ai Pacs.
  • Contraddittoria la strategia fiscale sulle imprese: più controlli fiscali, meno contributi (anche se la storia dei cinque punti non figura da nessuna parte); meno contributi pubblici. Per "recuperare" simpatie dalle grandi imprese, propone una nuova Dual income tax: una tassa che favoriva solo i grandi gruppi.

Industria

In nome della "programmazione", l'Unione rispolvera il Cipi, senza citarlo. Il Comitato interministeriale per la politica industriale venne cancellato da Ciampi (insieme al Cip, Comitato interministeriale prezzi) nel 1993. Oggi Prodi resuscita entrambi. Il Cipi lo chiama (pag. 121-122) "unico centro di responsabilità politica preposto a contrastare il declino dell'apparato produttivo italiano". Ovviamente "coordinato" fra le diverse istituzioni, nazionali e territoriali. I compiti di questo nuovo Cipi sono gli stessi del vecchio. E per dargli veste "politica" rafforza il ministero delle Attività produttive, quale contraltare a quello dell'Economia.

Il Cip, invece, diventa un'Authority (una delle tante che fioriranno con Prodi) per il monitoraggio di tutte le tariffe. Con un particolare: energia e telecomunicazioni hanno già autorità di settore. Questa nuova Authority dovrebbe "monitorare" le tariffe autostradali, ferroviarie e degli altri servizi.

Piccola osservazione: si tratta di servizi privatizzati. Ne consegue che, in nome della "programmazione", Prodi vuole controllare segmenti dello Stato affidati ai privati.

Coop

Per l'Unione, però, ci sono privati e privati. Per esempio, mentre l'Unione è a favore delle liberalizzazioni di mercato (salvo poi controllarle dall'alto; e, quindi, condizionarle), si mostra protezionistica sul commercio. Al punto di prevedere il sostegno pubblico alle catene di distribuzione nazionale, contro "la penetrazione del mercato nazionale di gruppi stranieri" (pag. 132). Le catene distributive nazionali sono Coop e Conad.

Finanza

L'Unione propone di restringere la quota che gli industriali possono avere da banche di cui sono creditori (norma già prevista dalla legge sul Risparmio, nella versione originale). Ma anche consorzi fra banche minori per aggirare le regole di Basilea 2 (trattato che stringe le maglie del credito alle imprese). E per soddisfare "la piazza" l'Unione propone di introdurre la class action.

Energia e trasporti

Ha ragione Prodi, la Tav compare in tutto il programma: solo che non si chiama "Tav", ma "strategia di Lisbona". Basta aver letto una volta le conclusioni di quel consiglio europeo del Duemila (presidente del Consiglio, D'Alema; presidente della Commissione europea, Prodi) per sapere che "Strategia di Lisbona" è sinonimo di grandi infrastrutture europee. Principio ribadito anche quando si parla della condizione del Piano Delors (pag. 201). Viene bocciato ("sospeso") il Ponte sullo Stretto; eppure si afferma la necessità di un collegamento Nord-Sud d'Europa: come se la Sicilia non facesse parte del Sud d'Europa. Eppoi, il piano di fattibilità del Ponte venne fatto da Visco, ministro del Tesoro. Anche per i Trasporti, Prodi propone la costituzione di un'Authority.

Per l'energia, l'Unione rilancia i rigassificatori e l'energia alternativa, come l'eolico. Peccato che sia stato Vendola a bocciare il rigassificatore di Brindisi e che la giunta della Sardegna ha bloccato gli impianti eolici.

Stesso principio vale per lo smaltimento di rifiuti. L'Unione fa passare il principio: chi li fa, li smaltisce sul proprio territorio, "d'intesa con gli enti locali".

Agricoltura

In primo luogo, Prodi chiede che non vengano ridotti i fondi europei al settore; quando, invece, è una tendenza comune, e così sarà fino al 2013. Poi chiede che, a partire dal 2010, il Mediterraneo diventi un'area di libero scambio delle merci agricole. Con la conseguenza che i pomodori marocchini invaderanno il mercato europeo senza limiti. In più prevede nuove forme di sostegno ai contadini.

Lavoro

Per una pura operazione d'immagine, la Legge Biagi diventa la "Legge Maroni". E come tale viene smantellata, ma solo in parte. Praticamente si torna alla Legge Treu. E si torna anche ai crediti d'imposta per le assunzioni a tempo indeterminato. Con un particolare. Quest'istituto fu la causa del peggioramento del fabbisogno ereditato da questo governo nei primi mesi del 2002. Con una buona dose di spavalderia, Prodi resuscita l'indennità di disoccupazione: istituto proposto dalla Commissione Onofri durante il suo governo, e mai introdotto. Suggerita la riforma della legge sul diritto di sciopero.

Potere d'acquisto

La novità più rilevante è che Prodi manda in soffitta l'accordo sul costo del lavoro del '93 di Ciampi. I rinnovi contrattuali non devono essere più fatti in base all'inflazione programmata (pag. 165). Poi suggerisce il controllo delle tariffe liberalizzate (con l'Authority che resuscita il vecchio Cip) e di eliminare le tasse sui bassi redditi (cosa già introdotta).

Pensioni

Eliminazione della riforma della previdenza. Creazione di una Super Inps che assorbe il flusso di tfr per la previdenza integrativa (attenzione, l'idea era di Modigliani). Introduzione di una "quota fissa di pensione" a chi ha carriere lavorative intermittenti, finanziata dalla fiscalità generale. Più contributi per gli autonomi.

Immigrazione

Sanatoria generalizzata. "Occorre garantire il permesso di soggiorno ad ogni immigrato che denunci la propria condizione di lavoratore irregolare". Insomma, chiunque ha un lavoro nero e denuncia il datore di lavoro, ottiene il permesso di soggiorno. Analogamente, chiunque sbarca a Lampedusa ha automaticamente il permesso di soggiorno. Con la conseguenza che, allargando le maglie, il mercato delle "carrette del mare" sarà ancora più lucroso.

Scuola

Prodi vuole avviare "una nuova stagione di alfabetizzazione". Ma il profilo della sua "nuova scuola" crea discriminazioni nei diritti all'istruzione (soprattutto per i percorsi formativi fra i 16 ed i 18 anni); moltiplica i posti di lavoro per chi controlla insegnanti e studenti (si parla di conferenze territoriali provinciali di indirizzo didattico, di Conferenze sulle condizioni studentesche, di agenzie di valutazione della ricerca); restringe le libertà alle mamme (che elimina la norma sull'anticipo scolastico); e copia le misure sul decentramento.

Sanità

La Grande Idea di Romano Prodi in materia sanitaria è il ritorno agli ambulatori. Per contrastare quella che definisce la politica finanziaria della sanità, avviata dal centro destra, il Programma dell'Unione suggerisce (?) di mettere il malato al centro dell'attenzione. E per riuscirci, propone il superamento della "cultura ospedalocentrica" (pag. 185) e tornare ad una rete di "servizi territoriali, dei distretti, della medicina delle cure primarie", aperti 24 ore su 24. Come primo atto di governo, Prodi conta di avviare gli "Stati generali della Sanità", dai quali dovrebbero uscire idee e linee guida per i Piani regolatori del Sociale e per la definizione dell'Osservatorio del benessere. Attesa anche la creazione di un Forum nazionale del legame sociale con l'obbiettivo di "fare comunità" e stimolare gli interventi del volontariato. Fra le righe viene anche proposta la depenalizzazione delle droghe, l'eliminazione dei manicomi giudiziari e la creazione di un Fondo per le infrastrutture sanitarie (compresi gli ambulatori) nel Mezzogiorno.

Politica estera

La guerra in Iraq viene giudicata "in violazione alla legalità internazionale". Per Prodi & Co. la Farnesina può anche chiudere i battenti. L'Unione propone di cancellare la politica estera italiana e sostituirla con quella europea. Fino al punto di proporre la nomina (pag. 90) di un ministro degli esteri europeo. Rilanciata la Costituzione europea. Suggerita l'annessione del Fondo monetario internazionale, della Banca mondiale e del Wto al sistema delle Nazioni Unite. E a proposito della riforma delle Nazioni Unite, Prodi suggerisce che quando l'Italia avrà il seggio a rotazione nel 2007, questo posto sia condiviso da un rappresentante europeo. Analogamente, anche presso Fmi e Banca mondiale, l'Europa dovrebbe essere rappresentata da un solo seggio. Proposta la creazione dei "caschi bianchi" smilitarizzati. Si tratterebbe di un corpo in grado (?) di sostituire i caschi blu dell'Onu.

Mezzogiorno

L'Unione dice che "è una priorità" (?). E propone fiscalizzazione degli oneri sociali (bocciata da Bruxelles), maggiori investimenti in infrastrutture, soprattutto portuali. Il Sud dev'essere lo sbocco delle merci che arrivano dalla Cina.

Curiosità

  • Riconoscimento dei "ragazzi di Seattle": quei ragazzi bloccarono il Millennium round del Wto ed impedirono a Fassino, ministro del Commercio estero, di partecipare al vertice.
  • Introduzione di un "codice etico" negli accordi commerciali internazionali. E' la traduzione della "clausola sociale" che sempre Fassino non riuscì ad introdurre a Seattle. Presuppone scambi commerciali solo con i paesi che rispettano i diritti umani.
  • Assunzione dei nuovi 007 con annunci sui giornali: bisogna aprire i servizi segreti - dice il programma - a professionalità esterne. L'Unione vuole la riforma dei servizi.
  • Nel programma si legge anche "lo sport fa bene alla salute", quando si parla attività sportiva. Proposta la cessione degli stadi alle società di calcio e nuove tasse sulla cessione dei diritti televisivi.
  • Proposta la creazione di un Fondo vacanze, per consentire agli italiani di andare in ferie a carico dello Stato (pag. 158).
  • Il programma dell'Unione riconosce che, al netto di quelle per interessi, la spesa pubblica è in linea con la media europea.




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10 marzo 2006

Riapre la fabbrica giudiziaria

Non sono cambiati. Modo di pensare e agire della sinistra italiana sono ancora quel che furono nel lungo soggiorno all'opposizione, quando era vittima - non incolpevole - della conventio ad excludendum.

Come prima la doppia parte in commedia, che li vede incendiari nei comportamenti e pompieri nelle promesse. Come prima, e peggio di prima, l'arroccamento nelle articolazioni del corpo sociale, fino a formare un blocco a parte, stato nello stato, con l'uso sinergico delle risorse che il potere politico e finanziario territoriale (Enti locali con le loro "municipalizzate", Coop, banche) mette a disposizione del partito.

Alle quali si somma l'uso spregiudicato delle organizzazioni collaterali, da quelle di massa come sindacato e corporazioni assortite, nonché della presenza militante nei gangli dell'Amministrazione e dell'informazione.

Oltre agli eterni "utili idioti", compagni di strada.

E' una sinistra che ha succhiato cultura politica alle mammelle della dottrina leninista. Nulla ha dimenticato dell'educazione ricevuta e pochissimo appreso dal trapianto nel contesto di una democrazia.

Di qui la coazione a ripercorrere, nell'agire politico, le antiche vie traverse di accesso alla conquista irreversibile del potere.

Non è una coincidenza che il riequilibrio delle intenzioni di voto sia accompagnato dal ritorno di fiamma attivistico della Procura di Milano, con la raffica di avvisi di garanzia che alimenta la campagna scandalistica in corso.

Diretta, ovviamente, contro Berlusconi, ma anche, e questo è l'elemento di novità, contro un esponente di An, il ministro Storace.

In comune, i due filoni giudiziari hanno il carattere clamorosamente pretestuoso e strumentale.

Assistiamo alla fabbrica giudiziaria, a trenta giorni dal voto, dei materiali affidati alla campagna scandalistica degli organi d'informazione.

Una manovra a tenaglia della militanza giudiziaria e giornalistica, finalizzata allo scopo di spostare il centro della campagna elettorale su un terreno favorevole all'opposizione, e di passare nel dimenticatoio l'affare Unipol-Ds.

Il carattere ripetitivo di questo modus operandi non cancella, ma anzi aggrava, l'autentico scandalo della degenerazione complottarda della lotta politica.

La maggioranza moderata del corpo sociale trova nell'azione di questa sinistra la migliore conferma delle ragioni che per mezzo secolo le hanno consigliato di relegarla all'opposizione, dove ha minori capacità di nuocere.

L'evidenza dei fatti richiama, oggi più che mai, la maggioranza moderata alla necessità di recarsi in massa alle urne per esprimere un voto di profilassi sociale.

Nessuna persona di buonsenso può sfidare il rischio di consegnare a questa opposizione anche le leve del governo.

Non solo per scongiurare la deriva catastrofica di un Prodi ostaggio dei partiti del No che formano il blocco reazionario di una sinistra estrema, in aperta rivolta contro il mondo moderno, incallita nel vizio di giocare al tanto peggio.

Ma anche per parare il pericolo per la democrazia e per il sistema di libertà rappresentato dall'incontro tra una cultura totalizzante e demagogica e le aspettative della componente degenerata del capitalismo, ansiosa di ripianare i propri bilanci fallimentari con i trasferimenti di ricchezza assicurati dalla spremitura fiscale dei ceti produttori e risparmiatori.

Affidare le speranze di ripresa economica ai soliti noti, specialisti nella dissipazione di risorse prelevate dalle tasche altrui, sarebbe come affidare al Dottor Morte la cura di un mal di testa.




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24 febbraio 2006


PRODI DOCET!

"SIAMO IN TESTA"


Se parla lui di sondaggi nessuno dice niente! Ogni cosa che viene dalla sua bocca è verità...invece se a parlare è Berlusconi, succede il casino!

Via sondaggi che dimostrano il contrario, prime pagine, articoli di fondo, grafici...e chi più ne ha più ne metta!!!





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23 febbraio 2006


Questo è il commento di un esponente del prossimo governo Ulivo!

Due considerazioni:

1) Il programma ancora non lo firma, quindi la firma è dovuta a 5 posti, non alla condivisione di un qualcosa!

2)Ma quanto può durare un governo cosi'?

"Se non vengono assicurati i cinque eletti dell'Udeur nella lista dell'Ulivo io non firmo il programma. Non è che mi faccio fregare così, come un ragazzino, da questi qui"
Clemente Mastella, leader dell'Udeur, detta le sue condizioni per firmare il programma dell'Unione in un'intervista alla Stampa




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23 febbraio 2006

Eccesso di scuse

 www.corriere.it

Chi l'avrebbe mai detto che saremmo
dovuti intervenire a difesa di Roberto Calderoli, per scagionarlo dall'accusa di aver provocato l'assalto terroristico di Bengasi? E quindi difenderlo dalla responsabilità indiretta per i 14 morti uccisi dalla polizia libica davanti al nostro consolato. E non va neanche bene, come ha fatto Fini ieri, sostenere da un lato che se non ci fosse stata la provocazione di Calderoli «le manifestazioni difficilmente avrebbero preso di mira obiettivi italiani», per poi precisare, dall'altro, che «il vero problema sta nell'ondata di violenza globale che è stata scatenata dall'integralismo islamista». Così come c'è una incongruenza nella tesi di Pisanu secondo cui, per un verso, «nulla fino ad ora induce a previsioni pessimistiche per la sicurezza interna» ma, per l'altro, «non possiamo escludere l'ipotesi di autonome iniziative di rivalsa, anche individuali». Cari ministri, mettetevi nei panni degli italiani: quale messaggio recepiscono quando dite una cosa e l'esatto opposto?

Di questi tempi il cerchiobottismo
non può funzionare, perché l'estremismo e il terrorismo non si cancellano esorcizzandoli. Facciamo un minimo di cronaca giornalistica per spiegare la successione dei fatti. L'8 febbraio scorso la Repubblica intervista il ministro leghista e registra queste sue dichiarazioni: «Questa gente la sconfiggi solo con la forza (...) Deve intervenire il Papa, come fecero Pio V e Innocenzo XI nel '500 e nel '600». Lo stesso giornale il 9 febbraio interpella e pubblica la reazione del figlio di Gheddafi, Seif al-Islam: «Berlusconi deve licenziare quel ministro e chiedere scusa all'islam». Arriviamo al 15 febbraio scorso. A Tripoli il nostro ambasciatore Francesco Trupiano riceve nella mattinata una nota di protesta ufficiale in cui la Libia, nel condannare le dichiarazioni di Calderoli e nel chiederne le dimissioni, riapre minacciosamente il dossier delle relazioni bilaterali.

Ed è solo nella serata del 15 febbraio
che Calderoli esibisce su Raiuno,in modo irresponsabile e provocatorio, la maglietta con la vignetta su Maometto. Passano due giorni. I sermoni delle moschee di Bengasi, il cui testo deve essere approvato preventivamente dal regime, aizzano contro gli italiani. Ora sappiamo che la situazione è sfuggita di mano al regime, che la collera è stata strumentalizzata dagli integralisti islamici, che nel caos totale la polizia ha sparato all'impazzata. Ma è del tutto evidente che non c'è alcun rapporto di causa- effetto tra la provocazione di Calderoli e l'attacco terroristico al nostro consolato. Eppure il giorno stesso Berlusconi chiede le dimissioni di Calderoli. Il 18 febbraio Pisanu telefona a Gheddafi.

L'Apcom afferma che «le spiegazioni (date da Pisanu)
sarebbero state accolte con favore da Tripoli che comunque attenderebbe le dimissioni di Calderoli come segno tangibile della buona volontà italiana». Il 19 febbraio il figlio di Gheddafi dichiara compiaciuto: «Sì, l'ho detto dall'inizio di questa vicenda (che Calderoni doveva dimettersi). Berlusconi l'ha fatto ed è stato un gesto responsabile (...) Ma questo è il primo passo». Ora che Calderoli si è dimesso, i problemi di fondo restano irrisolti. La nostra classe politica, governo e opposizione, sembrano impegnati in un numero di magia che esorcizzerebbe il nemico e il pericolo facendo finta che non esistano e professandoci buoni, dialoganti e pacifici. Ci scusiamo con Gheddafi per l'attacco al nostro consolato. Ci scusiamo con l'insieme dei musulmani per le vignette pubblicate da un quotidiano danese quando lo stesso governo danese, attenendosi allo stato di diritto, non si è scusato. Ma al tempo stesso incrociamo le dita sperando che Dio ce la mandi buona. Insomma, neghiamo l'evidenza e ci facciamo del male.


Magdi Allam
23 febbraio 2006




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23 febbraio 2006

Prodi: ci vuole tassare!

Dopo aver letto il programma dell'Unione mi sono soffermato a pagina 193!
Reintroduzione della leva obbligatoria civile!

Il governo Berlusconi  abolendo la leva obbligatoria, meglio conosciuta come tassa sulla gioventu', ha reso i ragazzi, gli studenti liberi di scegliere se proseguire gli studi o andare un anno a fare il servizio militare!

Oggi invece se ci fosse Prodi, io non sarei più LIBERO di scegliere!

La cosa buffa, è che non rende solo un giovane italiano libero di scegliere, ma anche un giovane straniero...infatti la proposta prevede il servizio di leva obbligatorio non solo per ragazzi e ragazze italiani, ma anche per gli stranieri.





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22 febbraio 2006

Programma...

Un'idea a settimana, aveva detto Romano Prodi. Le prime due sono andate in fumo. La prima, quella sulla riduzione di cinque punti del cuneo contributivo in un anno, è stata criticata dallo stesso Fassino. "In un anno? - ha detto il leader dei Ds - Avete capito male, in cinque anni: altrimenti non ci sarebbe copertura". La seconda idea è andata anche peggio: zeppa di errori. Romano annuncia una proposta abbastanza confusa sulla casa. Dice: "ridurremo l'Ici, la tassa sulla casa, oggi elevatissima". Ed aggiunge: "la strada è quella di rendere detraibile il canone d'affitto percepito, rivedendo nello stesso tempo i canoni catastali".

Primo errore

Di memoria. L'Ici venne introdotta nel 1993 da Giuliano Amato presidente del Consiglio (anticipata, con decreto, nel settembre del 1992 dall'istituzione dell'Isi, imposta straordinaria sugli immobili).

Secondo errore

L'Ici è una patrimoniale sulla casa le cui aliquote vengono definite dai Comuni, non dal governo centrale. Il massimo che può fare il governo è rivedere la forchetta di applicazione dell'Ici. Nella sostanza i Comuni possono decidere come credono quale aliquota Ici applicare alle rendite catastali degli immobili.

Terzo errore

Prodi fa il furbo. Dice che vuole ridurre le aliquote Ici (e non può farlo) ed al tempo vuole aumentare le rendite catastali. Il risultato è che i proprietari di casa pagheranno più tasse. Un esempio per capire.

Se ho una rendita catastale di 100 ed un'aliquota Ici del 6%, pago 6 euro di tasse. Se alzo le rendite catastali a 130 ed abbasso l'aliquota al 5%, pago 6,5 euro di tasse. Ovviamente si tratta solo di un esempio, ma quanto basta per capire che ritoccare verso l'alto le rendite catastali è sinonimo di alzare le tasse sulle case. Sempre.

Vale la pena di ricordare che quando nella legge finanziaria questo governo propose l'aumento delle rendite catastali per micro aree dei centri storici delle grandi città (per immobili accatastati come case popolari a Piazza Navona od ai Navigli), la sinistra insorse.

Quarto errore

Introdurre la detrazione dell'affitto percepito, favorisce soltanto gli immobiliaristi, cioè le rendite. Proprio quelle che Prodi dice di voler colpire nel programma.

Per non parlare del fatto che una detrazione secca, avrebbe gravi problemi di copertura finanziaria. Insomma, produrrebbe un forte "buco" di bilancio.

Ancora una volta, il Professore elabora proposte che finirebbero per far aumentare il debito pubblico; per di più senza effetti positivi per i bilanci familiari.




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22 febbraio 2006

Innocenza fa rima con coerenza

Come in un film già visto, l'avvocato Mills dopo aver accusato la Procura di Milano di avergli estorto una confessione non veritiera ieri ha ritrattato tutto. Sembra un tira e molla che conferma una circostanza importante ma soprattutto nasconde la vera notizia ancora più decisiva. La conferma è la seguente: Mills è un fanfarone, un mezzo truffatore, che ha intascato 600mila dollari, provenienti da non si sa dove, che ha cercato di frodare i suoi soci, che una volta scoperto con le mani nel sacco ha pensato bene di accusare l'unica persona che gli è venuta in mente e che gli avrebbe permesso di farla franca perché certo che i riflettori della magistratura si sarebbero immediatamente accesi su di lui: Silvio Berlusconi.

Il fatto è che la Procura di Milano, con la complicità di alcuni quotidiani, ignora la prova dell'innocenza di Berlusconi. Esiste una perizia della Kpmg, una società di consulenza spesso usata dalla Procura (che in un'occasione ha speso ben 5 miliardi di lire) per montare le accuse nei confronti di Berlusconi, che dimostrerebbe come i 600mila dollari dell'avvocato Mills non possono in alcun modo provenire da Berlusconi. Su questo la difesa del premier è molto tranquilla, ed è il motivo per cui i magistrati e i quotidiani stanno attaccando così pesantemente oggi: non avendo in mano nulla se non accuse strumentali e politiche si cerca di fare il maggior danno possibile d'immagine oggi, che siamo alla vigilia delle elezioni.




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22 febbraio 2006

Prodi anti-italiano

Speravano che con la vicenda Calderoli scoppiasse la guerra...invece in 24 ore è scoppiata la pace. Calderoli non è più ministro grazie al tempestivo intervento del Presidente Berlusconi e si torna a parlare degli slogan estremisti della sinistra: 10, 100, 1000 Nassiriya.

La verità è che questa sinistra è così sgangherata che non riesce ad approfittare neanche di uno "svarione difensivo" della maggioranza, e subito rimedia con un proprio autogol.

Berlusconi ha fatto benissimo a chiedere le dimissioni e la Lega è stata molto corretta nel concederle. Un'alleanza è fatta anche di questi gesti. Poi, nel tempo, tutto torna. Soprattutto l'amicizia e la lealtà: e questo gesto di reciproca amicizia e lealtà nel tempo sarà un collante ulteriore per il rapporto tra Lega e Forza Italia.

Le polemiche del centrosinistra sul caso Calderoli hanno fatto emergere, in modo ancora più evidente del solito, la strumentalità degli attacchi e la pericolosità delle posizioni di Prodi e dell'Unione.

Ci riferiamo non solo agli slogan vergognosi che inneggiavano alla strage di Nassiriya scanditi nella manifestazione romana organizzata dal Pdci quanto, piuttosto, alle parole di Prodi, che del centrosinistra è leader e candidato premier.

Se, infatti, Prodi ha condannato a più riprese (come peraltro hanno fatto tutte le altre forze politiche) il gesto di Calderoni, non una parola ha pronunciato sugli assalti degli estremisti islamici alle chiese e alle comunità cristiane.

La domanda, allora, è automatica:

E' questa l'idea del dialogo tra le religioni che ha in mente Prodi?

E' questa la sua idea di quella reciprocità invocata anche dal Papa?

Per Prodi (sempre più distante dalla chiesa) è più importante insistere sugli attacchi strumentali a Calderoli e al governo (anche dopo le dimissioni del ministro) piuttosto che riconoscere come - alla base dell'ondata di violenza che attraversa il mondo islamico - non ci sia tanto la provocazione delle vignette su Maometto né, tantomeno, l'episodio della maglietta indossata da Calderoli quanto piuttosto la precisa volontà degli estremisti di sfruttare ogni pretesto per innescare disordini e destabilizzare i Paesi islamici moderati.

Come spiega, ad esempio, il leader dell'Unione la nazionalità dei dimostranti uccisi dalla polizia a Bengasi? Di libici ce ne sono pochissimi, sono quasi tutti musulmani di altri Paesi. Per cui è legittimo pensare si tratti di agitatori infiltrati scientificamente per creare disordini e destabilizzare un paese che, in questo momento, ha buoni rapporti con l'occidente e in particolare con l'Italia.

La cosa è allarmante perchè segue lo stesso schema utilizzato da Bin Laden in Iraq: quando i terroristi vengono uccisi o catturati, si constata che quasi mai sono iracheni ma, spesso, pachistani, iraniani o palestinesi. Insomma l'internazionale del terrore sembra utilizzare - in Iraq come in Libia - lo stesso schema: infiltrare terroristi e agitatori per destabilizzare e preparare il terreno a insurrezioni e attentati.

Per Prodi tutto questo è secondario. Quel che gli importa è attaccare sempre e comunque il governo e Berlusconi, anche quando questo comporta un aumento del rischio attentati.

Prodi anti-italiano per fini elettorali. Inaffidabile e pericoloso.

Insomma, se erano giuste le critiche a Calderoli bisognerebbe con altrettanta onestà ammettere che Berlusconi ha agito con eccezionale determinazione e rapidità e che in 24 ore l'episodio è stato chiuso.

Insistere invece, come fa Prodi, per cercare di tenere aperto il caso, tentando di coinvolgere Berlusconi in una vicenda che lo ha visto certamente più vittima che artefice, oltre ad essere ridicolo sul piano dei fatti è pericoloso per la sicurezza del Paese. Ancora una prova della inaffidabilità di Prodi e della sua coalizione che preferiscono le speculazioni elettorali alla difesa degli interessi e della sicurezza del Paese.

In nessun altro Paese europeo questo è accaduto. In nessuno dei Paesi in cui sono state pubblicate le vignette su Maometto l'opposizione ha attaccato il governo. In Italia Prodi avrebbe detto che erano opera di Berlusconi, che il premier non poteva non sapere, che non aveva vigilato, e la procura di Milano avrebbe aperto un'altra inchiesta!

   




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